Su di me

Credo che tutto sia iniziato con una curiosità insaziabile e un bisogno profondo di comprendere.


Ho sempre avuto fame di imparare, esplorare, collegare i punti.

Essere autistica, ADHD e ad alto potenziale ha segnato il mio modo di guardare il mondo. Crescere con questo neurotipo significa avere interessi molto diversi e la capacità di approfondirli intensamente. Per questo il mio percorso accademico è così variegato: Geografia e Storia, Scienze dei Beni Culturali, Archeologia e Territorio, Antropologia Forense, Nutrizione Clinica, Microbiota e Autismo, Psicologia… e molto altro ancora.

E anche se la mia curiosità non si spegne mai, negli ultimi dieci anni ho trovato un cammino che è diventato casa: la Mindfulness.

Dalla ricerca alla presenza

Ho avuto la fortuna di lavorare in molti ambiti: dalla ricerca in archeologia e museologia in Italia, Spagna e Marocco, fino alla gestione aziendale e alla consulenza internazionale.


Per sette anni sono stata Consigliera della Camera del Nord del Marocco, un’esperienza che mi ha insegnato moltissimo sia sul mondo degli affari sia sull’antropologia sociale.

Sono stata anche insegnante di lingue, ma insegnare a meditare è stato, senza dubbio, il processo più trasformativo e bello di tutti.

Il mio interesse nel comprendere perché la meditazione mi facesse stare meglio mi ha portata a formarmi in MBSR e MBCT (Mindfulness-Based Stress Reduction e Mindfulness-Based Cognitive Therapy). Salire su quel “treno della calma” ha cambiato completamente la mia vita.

Mindfulness, maternità e neurodivergenza

La nascita dei miei gemelli ha segnato un prima e un dopo.
Quella che fu diagnosticata come depressione post-partum era, in realtà, un burnout autistico.

La mindfulness è stata il mio salvagente: mi ha aiutata a sostenermi, a respirare e, poco a poco, a tornare ad essere me stessa.
Ciò che era iniziato come una pratica personale si è trasformato presto in una vocazione.

Ho iniziato accompagnando neomamme, donne con fibromialgia o cancro, e poi sono arrivate sempre più persone neurodivergenti, molte con ansia, depressione o burnout. Come persona neurodivergente, ho dovuto adattare i protocolli al mio modo di elaborare l’esperienza — e ho scoperto che era esattamente ciò di cui molte persone avevano bisogno.

Oggi sostengo che i programmi tradizionali di mindfulness siano stati progettati per cervelli neurotipici e che abbiamo bisogno di approcci adattati al nostro modo di sentire, pensare e stare nel mondo.

Accompagnare a partire dall’esperienza

Essere madre di gemelli autistici, ad alto potenziale e con attenzione divergente mi ha portata, quasi senza rendermene conto, a specializzarmi nell’accompagnamento di madri e famiglie neurodivergenti.
Molte di loro condividono con me questa stessa condizione e, in ogni incontro, ci riconosciamo, impariamo e ci accompagniamo a vicenda.

La mia formazione più recente è nel protocollo MYmind, un programma di Mindfulness per famiglie con bambini e adolescenti autistici, ad alto potenziale o con attenzione divergente, sviluppato dalla dottoressa Susan Bögels e supportato da oltre 20 anni di ricerca scientifica.

Attualmente continuo ad approfondire la CAA, l’integrazione sensoriale e le applicazioni dell’Hatha Yoga nel lavoro con bambini e famiglie.

Ciò che mi muove

Provo un grande piacere nel formare docenti, perché so che quando un insegnante impara a meditare può trasformare il clima emotivo di un’intera classe.


E lavorare con madri di bambini neurodivergenti o con disabilità dipendenti è profondamente arricchente: vedere come recuperano riposo, calma e autocompassione è un dono.

I miei figli sono la mia bussola e il mio motore.
Tutto ciò che imparo, prima lo vivo a casa e poi lo condivido con i miei studenti.

Non mi considero una terapeuta. Mi piace vedermi come un’insegnante che trasmette la meditazione come strumento per vivere meglio.
Non guarisco nessuno: accompagno affinché ogni persona trovi il proprio cammino verso la calma, la gentilezza e la connessione con sé.

Perché credo profondamente che un mondo di persone che meditano sia un mondo più gentile, più consapevole e meno giudicante.


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